La chiarezza si impone: troppo spesso si usano questi due termini come sinonimi in modo del tutto errato.
Innanzitutto definiamo cosa è la filiera: è il percorso che una fragola fa dal campo al tavolo della signora Maria.
Esistono diversi gradi di separazione tra quando il prodotto viene colto e quando viene mangiato. Il prodotto deve essere confezionato, imballato, stoccato, spedito ad un grossista che lo rispedisce ad un grossista più piccolo, che lo porta al negozio sotto casa della signora Maria, che finalmente lo acquista: e questa è una filiera lunga.
In tempi recenti, proprio per evitare che gli alimenti si deteriorassero, si sono studiate soluzioni di filiera corta, dove alcuni passaggi vengono eliminati. Ci può essere una logistica più organizzata che elimina uno dei grossisti, ci può essere una maggiore vicinanza geografica, ci può essere una spedizione più veloce che riduce i tempi di attesa.
Il chilometro zero, invece significa che si mangia quello che viene prodotto in un raggio molto ristretto, così ristretto che permette alla signora Maria di acquistare i prodotti raccolti alla mattina presto o al massimo il giorno prima.
I vantaggi sono evidenti: prodotti maturi al punto giusto, maggiore qualità, più rispetto dell’ambiente, meno consumo di energia, prezzo più conveniente.
Il farmer straBerry adotta il chilometro zero per molti dei prodotti che vende, come le fragole, le verdure, gli aromi, che sono coltivati ai confini di Milano. Per altri prodotti, come uva, mele, pere, si affida alla filiera corta, che deve essere per filosofia made in Italy e garantire al consumatore un prodotto di qualità superiore.
Ecco perché le Apecar hanno un gran successo in città.

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